Argentino di nascita, juventino di scuola calcistica (arriva in Italia grazie a Omar Sivori), viene mandato a farsi le ossa cona Tempio e Casale. Non rientra più tra i bianconeri, e lega il suo nome al Fiorenzuola prima, al Ravenna poi, esordendo così in B. L'esperienza di Ancona precede il suo arrivo allo Spezia, dove diventa protagonista della storia recente degli aquilotti, conquistando una doppia promozione. È un portiere di carattere, agile, bravo tra i pali, detto il Gatto di Baires, decisivo in ben più d'una occasione. Non perde mai il controllo, anche nei momenti più difficili, quando deve accettare il ruolo di riserva. Esordisce in Spezia-Castelnuovo 4-1, il 5 settembre del 1999. E il miglior portiere del torneo - solo 17 gol subiti - e mette il sigillo sulla stagione il 19 dicembre, parando al 95° un rigore di Scazzola, decisivo per affondare Alessandria, in una sfida ai vertici da Picco esaurito. Tiene a lungo la porta imbattuta, fino a 736 minuti. Conquistata là C1, conduce gli aquilotti ai play off, ma un infortunio rischia di metterlo ko. Gioca il primo tempo di Spezia-Como, poi dà forfait. L'anno successivo è ancora tra i pali, subisce pochissimi gol, ma inizia a essere condizionato da malanni fisici. Il giovane Bressan scalpita, nei play out con la Triestina giocano una gara ciascuno: il portiere argentino quella di ritorno, vinta inutilmente. L'arrivo di Lorieri sembra costringerlo a un ruolo da comprimario, ma come accade da qui al termine della sua carriera in maglia bianca, l'agile numero uno conquista sempre spazi e consensi: infila un'altra serie da 467 minuti di imbattibilità, restituisce fiducia alla squadra. Soltanto a Moreau è più difficile portare via il posto, e Rubini vive forse la stagione più difficile. Ma ormai è legato alla città, e vive così la sua sesta stagione in bianco andando a conquistarsi la Coppa Italia. Anche se, proprio nella finalissima, fa correre un brivido ai tifosi: dopo un quarto d'ora si infortuna, stringe i denti, ma non ce la fa. Esce al 28°, lascia il posto all'esordiente Monguzzi che, alla prima uscita, cicca la palla e permette ad Aquino di portare in vantaggio il Frosinone. Per fortuna ci pensa Guidetti a pareggiare e portare a casa il trofeo. Quando arriva Soda in panchina, sembra destinato a una stagione da spettatore. Il titolare è Rotoli, Hugo attende il suo turno. Che, inevitabilmente, arriva. E diventa un grande protagonista: Rotoli si infortuna dopo Spezia-Genoa, ci sono cinque partite decisive.
Hugo "riesordisce" contro il Pizzighettone. Chiude la porta per quattro gare, a Padova nella gara promozione chiude la saracinesca, mentre il compagno di reparto, Ivano Rotoli, soffre in curva con i tifosi spezzini. Le aquile sono in B. Poi vanno a conquistare la Supercoppa a Napoli. Chiude così un ciclo straordinario. Va a giocare nel Forte dei Marmi prima, nella Carrarese poi, prima di tornare in Argentina. In un commovente saluto ai tifosi affidato a un video su cittadellaspezia.com dice: «Grazie a tutti i tifosi spezzini, ho vissuto qui gli anni più belli della mia carriera».
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